12 mar 2007

In Memoria Di Me


Si prova un grande senso di rivalutazione e rivalorizzazione del cinema italiano dopo la visione di un film di questa qualità. Saverio Costanzo realizza un opera meravigliosamente spiazzante rispetto ai canoni di ciò che è comunemente considerato il cinema. Di certo non si propone come una pellicola per tutti, immagino che molti lo potrebbero definire lento, noioso e spesso incomprensibile, ma in realtà esso è molto di più. E' un percorso di ascesi spirituale profonda, espressivamente trasmessa dall' ottima capacità recitativa degli attori, inoltre è un film sulla ricerca di se stessi e sull' Amore. Ma andiamo per gradi. Il film esordisce con la scelta del protagonista Antonio di ritirarsi in un convento di gesuiti a Venezia. E' evidente sin dall'inizio la personalità schiva e fredda di Antonio, il quale non riesce a rapportarsi con gli altri novizi, ma nonostante ciò inizia a provare notevole interesse (o forse solo pura curiosità) per un ragazzo, Fausto, che con molta evidenza sta percorrendo un sentiero di redenzione che gli procura grandi sofferenze psicologiche, tali da non riuscire, ad un certo punto, più a sostenerle. Quindi non gli resta che fuggire dal convento nella notte e inevitabilmente fuggire anche da se stesso. I dialoghi nel film sono molto essenziali e il linguaggio interpretativo è dato soprattutto dalle espressioni dei volti e dai comportamenti metacomunicativi degli attori, nel completo rispetto di quel silenzio così importante per riuscire ad ascoltare in profondità la Parola di Dio ma anche la propria essenza. Molto suggestiva e interessante è la figura del Padre Superiore, autoritaria e allo stesso tempo rassicurante, una guida spirituale con lo scopo di aiutare i novizi a trovare o ritrovare se stessi nel silenzio profondo della propria anima, in un cammino ascetico, certo non facile, che ha come meta ultima l' incontro con Dio. Ma a mio parere il film non ha una valenza prettamente teologica, è un viaggio verso la propria identità umana e spirituale e verso la redenzione da una sofferenza psicologica individuale. Tutto il film è girato all'interno del convento rendendo possibili inquadrature talvolta inquietanti e talvolta rasserenanti, rappresentative della condizione di coloro che lo abitano. Inoltre il monastero è situato su un' isola della laguna veneziana, il che rende quel piccolo microcosmo conventuale ancor più lontano e separato dal resto del mondo, da cui si differenzia radicalmente per ovvi motivi di natura intellettuale, ideale, ma soprattutto esistenziale. Un altro risvolto che ho notato sta nell'evidenziare l' aspetto temporale nel presente. La vita si svolge solo nel presente, non ci sono mai digressioni nel film che rimandano ad eventi o ricordi del passato, tutto è svolto nel qui e ora. Solo una volta accade, durante il bellissimo dialogo tra Antonio e Zanna; quest'ultimo infatti racconterà di aver tentato il suicidio cercando di farsi investire e proprio in quell'attimo, egli racconta, si sentì per la prima volta in vita sua amato, amato da se stesso, proprio nel momento in cui il valore della vita si è fatto sentire per mezzo dell'esperienza della morte. Ma anche Zanna alla fine sceglierà di abbandonare quel luogo di meditazione, in quanto non più motivato e anche forse spaventato da quello che lui stesso definisce "un silenzio vuoto". Fuggirà per tornare tra la gente comune e forse riuscirà a trovare il senso di se' anche al di fuori dalle mura di quel freddo monastero, vivendolo come un nuovo inizio, una genesi dell' Io che ha il sapore della sconfitta ma anche della rinascita. Tornando invece al nostro Antonio lui scelse questa strada per un altro motivo. E qui scaturisce forse quella che è la tematica di fondo, il leitmotiv del film, l' Amore. Che non è l' amore libidico-possessivo tra uomo e donna, ma bensì l' amore universale, l' amore incondizionato, il pilastro fondante della religione cristiana, nonchè l' apice dell' ascesi psicologica individuale insegnata da Siddharta Gautama Sakyamuni, cioè Buddha. Verso la fine del film Antonio si reca nella cappella per pregare e lì estrinseca finalmente il suo dolore, a lungo tempo tenuto nascosto, con rabbia. Si tratta del dolore provocato dall'incapacità di non riuscire ad amare gli altri, l' umanità, e di non riuscire a credere a niente. Ma è proprio qui che egli comincia ad acquisire una nuova consapevolezza di se', la quale diverrà completamente manifesta quando, anzichè seguire l'esempio di Zanna e fuggire, si ferma di fronte all' ingresso del convento. In quell'istante si trova interdetto nella decisione di tornare nel mondo comune, incerto e dispersivo, nel mondo della gettatezza, oppure rimanere in quel luogo di pace, mettendo in discussione se stesso al fine di comprendersi in memoria della sua autenticità in quanto essere umano, in memoria di una serenità tanto cercata e tanto agognata, in memoria di una (ri)scoperta di se' stesso, in memoria di me.

0 commenti: